Chi sono.
 
CHI SONO
Antonio Zaimbri
Nato a Milano il 14 febbraio1942, alla fine del 42', a causa della guerra, sono "sfollato" a Prelerna, un paesino sull'appennino parmense nella vallata del Taro, nel 51’ mi trasferisco a Vada una frazione di Rosignano in provincia di Livorno, dal 71' abito a Cecina sempre in provincia di Livorno.
Sono sposato con Franca, ho due figli Michele e Davide, e due nipoti Andrea ed Anna.
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SCUOLA E CULTURA.
Il mio grado d’istruzione è medio-basso, scuola media, quando era ancora divisa in due settori ed io frequentavo "l'Avviamento al Lavoro", poi la Scuola Tecnica Industriale ed un corso di perfezionamento con diploma di congeniatore meccanico. Contemporaneamente seguivo i corsi per corrispondenza della mitica Scuola Radio Elettra di Torino.
La scuola che ho frequentato mi ha dato una discreta preparazione teorica e pratica in ambito tecnologico, ma una cultura generale estremamente carente, soprattutto sul versante umanistico ma anche su quello matematico. In seguito ho cercato di migliorare un po’ il mio livello culturale con qualche buona lettura, ma purtroppo senza una linea guida precisa, saltando abbastanza casualmente dai saggi politici ai libri di storia, dai classici del marxismo alle ricerche tecniche a carattere ambientale, con qualche passaggio in ambito filosofico. Insomma, per dirla alla Flaiano, la mia cultura è si scarsa ma in compenso abbastanza confusa.
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IL LAVORO.
Ho iniziato a lavorare piuttosto presto, ma neppure poi tanto per quei tempi, a 11 - 12 miei coetanei andavano gia a fare i manovali nell'edilizia, io andavo solo a consegnare il latte a domicilio e, la sera, davo una mano nel bar-latteria di uno zio.
A 13 - 14 anni, acquisite le prime nozioni di elettrotecnica, cominciai a fare piccoli impianti elettrici in casa di amici e conoscenti ed anche riparazioni di piccoli elettrodomestici ferri da stiro ed altro.
Durante le vacanze estive prima dell'ultimo anno di scuola il mio primo lavoro vero (con libretto di lavoro) la "campagna" in un piccolo conservificio del paese, un inizio piuttosto impegnativo, sette settimane di lavoro continuativo sempre, questo per mia scelta, nel turno notturno (22 – 6), senza un solo giorno di riposo.
Finita la scuola ho fatto un corso di tre mesi (ora si direbbe uno stage) all’interno della fabbrica chimica della Solvay di Rosinano, al termine di questo corso, sono stato immediatamente assunto in una ditta metalmeccanica (la S. Marco) che operava all'interno della stessa fabbrica come tornitore ed attrezzista.
Nei primi anni 60 partiva quel periodo che fu poi definito "miracolo economico" erano tempi in cui per un giovane con un “mestiere”, non c’erano problemi per trovare lavoro, io che di “mestieri” ne avevo due, mi spostavo da una ditta all’altra, in cerca delle condizioni migliori, per due anni nell’estate sono andato a fare il bagnino, passare tre mesi sul mare in compagnia di molte ragazze, invece che in fabbrica, era una prospettiva decisamente allettante, fra l’altro anche meglio remunerato.
A ottobre 62’ sono assunto alle acciaierie di Piombino, allora Italsider, con la qualifica di “strumentista”, (non in senso musicale ma di addetto alla manutenzione di strumenti di misura e regolazioni automatiche). A Piombino sono rimasto per circa un anno, ho acquisito una buona preparazione professionale ed ho anche fatto le mie prime esperienze di attività sindacale.
A novembre del 63’, nuovo, ed ultimo, cambio, vado alla Solvay di Rosignano, dove resto per poco meno di trenta anni, passo dalla siderurgia alla chimica ma per lo stesso tipo di lavoro, strumentista. Salvo poche brevi parentesi sono addetto alla manutenzione di pronto intervento per l’intero stabilimento e faccio i turni a rotazione continua.
In quegli anni la fabbrica si sta espandendo con la costruzione di nuovi impianti, l’automazione era ancora allo stato embrionale ma in continuo e veloce sviluppo, dalle misure e regolazioni sparse nei vecchi impianti si passava alle prime “sale controllo centralizzate”. Tutto il sistema era “pneumatico”, sia le misure che i comandi viaggiano sotto forma di aria compressa modulata, attraverso migliaia di tubicini di rame, sul finire degli anni 60’ inizia, prima timidamente poi massicciamente, l’introduzione dell’elettronica, a partire dai primi anni 80’ comincia una nuova trasformazione, dalle enormi sale controllo con grandi pannelli pieni di singoli strumenti di misura e di controllo di passa gradatamente ai computer, piccole postazioni con monitor e tastiera da cui si controllano interamente grandi impianti o addirittura gruppi di impianti. Per chi lavora alla manutenzione di questi sistemi l’adeguamento professionale è praticamente continuo, è fatto di esperienza pratica ma anche di studio individuale e corsi collettivi, un grande impegno, poco riconosciuto sul piano salariale, ma comunque fonte di soddisfazione personale.
Andando a valutare complessivamente la mia vita lavorativa, per gli aspetti tecnico professionali, posso dire di essere stato tutto sommato fortunato, ho fatto un lavoro sempre interessante, mai ripetitivo, spaziando dalla meccanica all’elettromeccanica all’elettronica all’informativca, spostandomi da un reparto all’altro, altro aspetto apprezzabile non avevo ne capi diretti ne sottoposti.
Sul piano dei rapporti umani la mia vita lavorativa è stata ricchissima ed a momenti addirittura esaltante, ero conosciutissimo in tutta la fabbrica sia per il lavoro che facevo e soprattutto perché attivista sindacale di base, membro della commissione interna e del Consiglio di Fabbrica, impegnato soprattutto sui temi dell’ambiente e della sicurezza. Spesso ero su posizioni critiche rispetto ai vertici sindacali, ma anche da chi non condivideva le mie idee mi ha sempre apprezzato, per la schiettezza, la coerenza, e l’onestà intellettuale.
Gli aspetti negativi della mia vita lavorativa sono soprattutto quelli legati all’ambiente di lavoro, tipico delle fabbriche in generale e di quelle chimiche in particolare, inquinato e pericoloso.

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L'ATTIVITA SPORTIVA
L'IMPEGNO NEL VOLONTARIATO
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